Bambini stranieri a scuola: integrazione e accoglienza

Bambini stranieri nella scuola primaria e dell’infanzia: integrazione e accoglienza.

IL MOMENTO ATTUALE: MULTICULTRALITA’ E RISPETTO

In un momento come quello attuale, in cui l’immigrazione è aumentata notevolmente date le condizioni in cui versano alcuni stati a causa di guerre, problemi politici o economici, nelle scuole spesso vi sono bambini che vengono da altri paesi e anche per loro l’impatto con la cultura nuova a e per certi aspetti sicuramente “strana” può essere difficile. E’ dunque importante che la scuola sia attenta e accogliente nei confronti di questi bambini.

Senza entrare nel merito delle normative vigenti, credo che il punto sia semplicemente uno: accogliere questi bambini e rispettare la loro appartenenza culturale e religiosa. Questo non vuole dire negare o fare perdere di importanza la nostra cultura. Credo che questo sia un pensiero purtroppo radicato in alcuni contesti e andrebbe superato.

La cultura del rispetto per tutti è auspicabile e ciò dovrebbe includere anche il rispetto per la diversità. In questa società ci si confronterà sempre di più con persone di altre nazionalità ed è importante che queste non trovino un muro davanti a sé perché questo non favorirà di certo l’integrazione. Dal rispetto per la loro cultura verrà naturale anche il rispetto per la nostra, con una reciprocità che la scuola dovrebbe favorire. Conoscere altre culture e religioni, parlarne e non solo tollerarle, sarà un arricchimento e una lezione importante per ogni bambino.

LE SFIDE DELLA SCUOLA ITALIANA

Quella che si pone ora la scuola italiana e tutti gli inseganti con essa è una sfida pedagogica tutt’altro che facile. Prima di solito i bimbi stranieri in classe erano uno o due mentre adesso, soprattutto in alcune scuole, sono una minoranza rilevante e oltretutto non sono tutti della stessa nazionalità. C’è chi viene dalla Cina, chi dall’Africa… insomma, provengono da paesi e culture diverse anche tra di loro.

Chiaramente non si può né si deve pensare che tutti questi bambini debbano essere trattati in modo diverso dagli altri alunni, ma nemmeno cadere in generalizzazioni o in stereotipi. Si deve prestare attenzione alla cultura di origine senza svalorizzarla e allo stesso tempo valutare i punti di forza e di debolezza dell’alunno, avvalendosi, se necessario, anche di persone che possano aiutarlo a livello linguistico e didattico. Al momento non è facile poter usufruire di queste figure a causa delle limitazioni a livello economico, ma sono figure molto utili, soprattutto se fanno parte di un tessuto sociale in cui sono coinvolte anche le famiglie, per favorire un ponte tra la scuola e la famiglie.

TRE PUNTI DA TENERE SEMPRE IN CONSIDERAZIONE

Credo che i punti fondamentali in questi contesti multiculturali siano 3:

  • L’accoglienza, che fa davvero moltissimo. In questo anche le famiglie sono chiamate in causa. E’ importante non nascondersi dietro a sorrisi falsi per poi dire al proprio figlio di non giocare con quel bambino e la scuola da parte sua deve favorire attività che permettano a tutti i bambini di relazionarsi
  • Il tempo: pensare che un bambino appena arrivato in Italia o anche che sia qui da un po’ ma provenga da un’altra cultura abbia immediatamente le competenze degli altri alunni è sbagliato e controproducente. Dargli del tempo e accogliere le sue difficoltà, non solo linguistiche, è importante per far sì che non viva la scuola in modo negativo
  • Le relazioni: fare sì che bambini che spesso per le loro difficoltà non riescono a relazionarsi, trovino degli spazi adeguati ai loro bisogni e facciano delle attività che permettano di socializzare e andare la di là delle differenze, valorizzando anche le cose che ci sono in comune.

QUALCHE CONSIGLIO SU ATTIVITA’ PER FAVORIRE L’INTEGRAZIONE

Nessuno impara se non si sente accolto, se non ci sono buone relazioni. Apprendimento e relazione vanno di pari passo, ma questo la scuola italiana, multiculturale e aperta, l’ha da largo tempo capito. Da insegnante e terapeuta quale sono ho notato che la scuola italiana, piano piano e con qualche difficoltà, si sta interessando sempre di più all’integrazione e all’inclusione degli alunni stranieri.

Tra le varie strategie didattiche ho potuto osservare e trovare davvero valide, che quindi consiglio a tutte le figure professionali che operano nella scuola, c’è la lettura di fiabe che raccontano storie di altri paesi del mondo o che parlano di integrazione. La lingua delle fiabe è una lingua che tutti i bambini parlano e capiscono.

In secondo luogo organizzare attività che valorizzino ciò che ci accomuna, come la creazione di cartelloni dove ogni bimbo faccia l’impronta della propria mano e scriva un piccolo pensiero sul ciò che trova di simile negli altri bambini nell’impronta della sua mano. Le mani sono tutte uguali, per questo la scelta della mano è particolarmente azzeccata. Un bambino ha scritto proprio questo nella sua “la mia mano è uguale a quella di A, allora perché dovrei considerarlo diverso?”. Un altro bimbo ha scritto “La mia mano è uguale a quella di S., per darci il 5 quando giochiamo è perfetta”.

Quando ci sono feste tipiche della cultura italiana, come il Natale o Pasqua, incoraggiare i bambini stranieri se vogliono, a parlare di feste o tradizioni tipiche del loro paese, per ricordare a valorizzare la cultura da cui vengono e favorire la conoscenza e il riconoscimento di queste cose da parte dei bambini.

Infine, da terapeuta, devo dire che anche l’utilizzo di figure come quella dello psicologo per organizzare attività specifiche e strutturate che favoriscano l’integrazione e l’accettazione di diverse culture può essere davvero di grande aiuto.

Se desideraste contattarmi, ecco qui il form di contatto.

Dr.ssa Diana Medri

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