Omosessualità e adolescenza: coming out, famiglia e omofobia

L’adolescenza è un momento difficile da affrontare perché comporta degli stravolgimenti enormi: cambia il corpo, cambia la voce, cambiano le relazioni con i genitori, con i pari… in adolescenza inoltre, dopo la fase di latenza, torna in primo piano la sessualità.

ESSERE GAY E ADOLESCENTI

Può allora essere che in adolescenza, con il ritorno del desiderio sessuale, si può notare chiaramente se ci si senta attratti da persone del sesso opposto o dello stesso sesso. L’adozione di una sicura identità sessuale è un processo che si costruisce nel tempo, attraverso il quale gli adolescenti realizzeranno poi in maniera completa la propria identità di genere e il loro orientamento sessuale. L’adolescenza quindi non è un momento semplice da affrontare di per sé e se accompagnato dall’incertezza e dalla confusione che comporta il dubbio di essere attratti da persone del proprio stesso sesso, è ancora più difficile.

LE REAZIONI A CAUSA DELLA SOCIETA’ ATTUALE

Questo perché, in una società come quella attuale, il fatto che una persona sia gay, specie in certi ambienti, non è assolutamente accettato. Purtroppo molti adolescenti hanno paura di venire rifiutati dalla famiglia di origine, dal gruppo dei pari, dalla comunità religiosa o dall’ambiente circostante e anche di venire umiliati e discriminati. Queste paure possono portare alla negazione, ovvero a situazioni in cui i desideri e sentimenti che si sentono vengono negati e repressi,

Un’altra risposta può essere  la “prevenzione”, cioè, dal momento che il ragazzo sa di provare attrazione per persone del suo stesso sesso, evita tutte quelle situazioni che potrebbero fare sì che si manifestino certi impulsi e sentimenti, isolandosi in questo modo sempre di più. Un’altra strategia spesso usata è la “riparazione”, ovvero il ragazzo cerca di correggere quei comportamenti e sentimenti che considera più omosessuali, facendo di tutto per comportarsi nella maniera più eterosessuale possibile. Molto spesso infatti certi adolescenti appaiono estremamente virili/femminili per mostrare, non solo agli altri, ma anche a sé stessi, che in realtà non hanno alcuna tendenza amorosa nei confronti di persone del proprio stesso sesso.

Sarebbe importante però riuscire a prendere coscienza dei propri desideri e sentimenti, perché è il primo passo verso l’accettazione di sé stessi. Ciò che consigliano gli esperti è di cercare sostegno in gruppi di pari che si trovino nello loro stessa situazione o in associazioni, come l’Arcigay per i ragazzi e l’Agedo per i genitori.

IL COMING OUT

Il coming out è il momento in cui si dice apertamente di essere gay, ma contrariamente a quanto si pensa non è solo dirlo agli altri, ma ammetterlo anche a sé stessi. C’è prima quindi un coming out interiore e successivamente ed eventualmente si può dire ad altre persone per sé significative ciò che si è ammesso di essere. Non è semplice, infatti molte persone faticano a identificarsi come omosessuali per i pregiudizi omofobici della società e questo porta spesso, anche nel momento in cui se ne è presa coscienza, a non dirlo, o almeno a tenerlo riservato in certi ambiti, per paura di venire danneggiati da questa rivelazione.

È il caso di adolescenti appartenenti a famiglie molto rigide, che possono temere di venire controllati dai genitori o essere puniti, o di persone che lavorano in certi ambiti  che possono aver paura di essere licenziati o di subire atti di mobbing. Alcuni scelgono di non dirlo agli amici, per paura dell’isolamento sociale. Le reazioni possono essere diversissime, si va dalla calda accettazione all’isolamento sociale fino a delle punizioni e alla messa in atto di comportamenti per “correggere l’anomalia”.

La paura di tutto questo crea problemi seri ad ammetterlo con sé stessi prima e a dirlo poi, ma l’accettazione della propria identità omosessuale favorisce il benessere personale a la salute emotiva e fisica; c’è meno ansia, depressione, rabbia, confusione insieme a un aumento dell’autostima e della qualità della vita. Moltissimo però dipende anche dalle reazioni alla rivelazione delle persone per sé importanti.

L’OMOFOBIA E LE CONSEGUENZE

Purtroppo l’omofobia è ancora molto forte in Italia e ciò sfocia in una grande difficoltà per l’adolescente omosessuale che non trova modelli positivi di riferimento, per l’adulto omosessuale che affronta ogni giorno i diversi problemi professionali, sociali e personali dovuti all’omofobia. Le discriminazioni, le umiliazioni, le azioni aggressive più o meno palesi messe in atto sono molto pesanti per chiunque da sopportare. Si tratta di vero e proprio bullismo, con le stesse conseguenze devastanti che ha il bullismo messo in atto per altri motivi.

È stato rilevato infatti un più alto numero di sucidi in adolescenti gay, come anche è più probabile che mettano in atto comportamenti a rischio e se rifiutati dalla famiglia, senza un sostegno economico, è stato notato che ricorrano spesso alla prostituzione maschile. L’isolamento o l’ostracismo da parte degli amici o della famiglia, o messi in atto dagli adolescenti stessi per evitare certe situazioni portano ovviamente a problemi psicologici, come disturbi d’ansia o depressione, fino all’insorgenza di psicopatologie o a un ritiro sociale.

COSA FARE: ADOLESCENTE E FAMIGLIA

Queste sono situazioni in cui consultare uno specialista sarebbe la scelta migliore, ma vorrei chiarire che uno psicoterapeuta non “risolve il problema” dell’omosessualità come spesso vorrebbero le famiglie. L’omosessualità non è infatti assolutamente una malattia da cui guarire, bensì una cosa del tutto normale e ciò che può fare uno specialista è aiutare il ragazzo in primis, che può così parlare con un adulto dei suoi dubbi e delle sue paure o insicurezze in uno spazio dove non si senta giudicato o inadeguato, ma anche aiutare la famiglia ad accettare serenamente la cosa.

Accanto al ragazzo infatti non bisogna scordare che ci sono i familiari, che magari possono essere aperti nei confronti delle scelte sessuali del figlio, ma sono preoccupati per le reazioni che potrebbero avere gli altri o per le discriminazioni che temono subirà il figlio nel corso della vita. Uno specialista può aiutarli, ma anche associazioni come l’Agedo sono davvero un aiuto e confrontarsi con altre persone nella loro stessa situazione può essere realmente utile.

Vorrei dare qualche consiglio anche alla famiglia, che deve cercare di non chiudersi nelle sue posizioni, perché questo non aiuterà di certo, ma ascoltare cosa il familiare ha da dire e rispettare le sue idee. Bisognerebbe anche cercare di non usare parole come “giusto” o “sbagliato” e provare a porre domande sincere per dimostrare che interessa capire cosa stia passando e provando. Può essere utile pure fare delle attività insieme per essere coinvolto nella sua vita e chiarire che quindi non ti vergogni di lui. Ricordate che l’orientamento sessuale è solo una parte  (importante, certo) della personalità di un ragazzo, quindi non lo definisce in toto. Vorrei anche chiarire che rispettare la posizione dell’altro non vuole dire per forza essere d’accordo. Si può rimanere della propria idea, ma accettare lo stesso una persona che non la pensa come te.

D.ssa Diana Medri

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