Sindrome del primo della classe: prevenzione e psicologia

In una società come quella attuale il valore e l’importanza di un individuo si misura spesso in base al successo che questo ottiene e ciò in molti ambiti, non solo a livello scolastico o professionale o sportivo, ma anche in situazioni che non implichino necessariamente una competizione.

UNA NUOVA SINDROME

Si è creata negli ultimi tempi la sindrome da “primo della classe” e non è da sottovalutare. Si tratta di una sindrome figlia proprio della società in cui viviamo, una società competitiva che non ammette errori, ma questo è estremamente negativo, soprattutto perché a subirne maggiormente gli effetti di solito sono i  bambini, perché il luogo per eccellenza dove c’è “il bravo” e “il perdente” è la scuola.

Ma dover essere sempre il migliore per una persona che non abbia ancora una identità definita, è un peso enorme da sopportare e se la volta in cui non lo si è l’idea che  passi è che si è senza valore, ha effetti a livello psicologico devastanti.

EDUCARE AGLI INSUCCESSI

E’ importante invece educare i bambini agli insuccessi. Bisogna cercare di fare capire a un bambino il valore che ha una sconfitta e il modo migliore è mostrarglielo, perché è noto  che i bimbi imparino guardando gli adulti.

Fare passare l’idea che l’importante non è il risultato, ma che ciò che conta è arrivare fino in fondo, divertirsi, migliorarsi e accettare un altro possa fare meglio di noi, è un insegnamento che può essere fatto ogni giorno, in ogni momento di vita quotidiana.

Per esempio notando che la pasta al pomodoro la fa meglio la mamma, ma non per questo il papà non sia bravo e poi è di certo il migliore nel mangiare alla velocità della luce la pasta fatta dalla mamma. Sembra banale, ma per un bambino anche semplicemente una cosa come questa è utile perché evidenzia l’importanza anche di chi non è il migliore in un certo ambito.

IL VALORE POSITIVO DI UN FALLIMENTO

Mostrare che un fallimento porti con sé anche insegnamenti positivi è complicato, perché se un bambino prende 4 in matematica non è semplice fargli capire che non vuol dire non essere bravo, considerando soprattutto che noi stessi la vediamo spesso in questo modo, ma è necessario fare un passo indietro rispetto al 4 e riconoscere che certe cose servono per prendere coscienza dei propri limiti e questo può aiutare a superarli, come anche il fatto che se si è commesso un errore capirlo può aiutare a non rifarlo.

E‘ pesante, se un bambino si sia impegnato, non vedere riconosciuto lo sforzo che ha fatto, ma valorizzarlo al di là del risultato di certo lo può aiutare a non sentirsi un perdente. Non bisogna banalizzare un fallimento, ma solo fare capire che non vuole dire valere di meno. Un vissuto di disvalore ogni volta che non è il migliore per un bambino può creare serissimi problemi a livello di autostima, ma non solo in infanzia, avrebbe ripercussioni per tutto il corso della vita.

PORRE OBIETTIVI ADEGUATI

Quando si ha a che fare con dei bambini bisogna ricordare che ognuno ha i suoi tempi e occorre rispettarli. In un contesto come quello scolastico è difficile perché i bambini sono tanti per classe e c’è un programma da rispettare, ma bisognerebbe cercare il più possibile di porre degli obiettivi adeguati alle competenze di ognuno.

Se a scuola è difficile è importante farlo a casa. Per esempio se un bambino è in difficoltà con le moltiplicazioni, si potrebbe cominciare dalle addizioni per fargli capire che il per è come tanti più e che quindi 3 x 2 è come fare 3+3.

DARE TEMPO E SPAZIO

Bisogna però anche ricordare che quando c’è un fallimento un bambino o un adolescente ha bisogno di tempo e spazio per metabolizzarlo e digerirlo, quindi non dobbiamo stare addosso a un bambino affannandoci subito a consolarlo e rassicurarlo.

E’ importante dargli la possibilità anche di pensarci da solo se ne ha bisogno. Se ha in testa l’idea che se perde non è un perdente, sarà senza dubbio in grado di farlo ed è importante  che gli adulti facciano interiorizzare a ogni bimbo questo insegnamento.

D.ssa Diana Medri – Psicologa psicoterapeuta Milano

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Un pensiero su “Sindrome del primo della classe: prevenzione e psicologia

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